Ed eccoci lì, io e Noni dirette verso la nostra città, x' in fin dei conti rimarrà sempre così, programmando una giornata che mi occorgerò non avrà più fine.
Mi guardo intorno e purtroppo vedo solo tanto grigio, tanto caos, sento solo il via vai delle macchine frenetiche che corrono senza sosta, probabilmente anche senza metà, e il clacson che suona non appena il verde scatta sopra le nostre teste.
Quanto mi piacerebbe che tutto fosse più calmo, che ci si potesse godere con un po' più di pace e tranquillità questo ritorno a casa, ma mi rendo conto che il mio quieto paesino è troppo distante da questà realtà e che tanta gente nemmeno può immaginare l'esistenza di un altro tipo di vita....
ma poi arriviamo ad un angolo, svoltiamo in una strada fin troppo conosciuta , parcheggiamo la macchina, e spingiamo il pesante portone di legno, ed eccoci ritornate alla mia infanzia, in un luogo che per tanta gente è solo e semplicemente una Chiesa sacra, dove bisogna pregare e portare rispetto, ma per me è tutt'altro; non so spiegarne il motivo , ma se dovessi raccontare in poche parole i miei dieci anni a Milano li riassumerei in: Oratorio. Potrei arrivare lì ad occhi chiusi e sapere dove essere, x' c'è un miscuglio di profumi e odori che rimaranno per sempre impressi in me...
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