Scarpe da ginnastica comode, uguali, come due gemelline, l'una quelle rosse, l'altra quella azzurre, armate di coltello e sacchetto affrontiamo in questo pomeriggio domenicale i campi incolti. I piedi sprofondano nel terriccio abbandonato a se stesso, unica compagnia la rugiada che ancora persiste, e qua e là ciuffi d'erba apparantemente inutili che attendono solo di essere raccolti.
Seguo con interesse quello che anni di vita trascorsi nei campi hanno da raccontarmi, controllo che le foglie siano come mi vengono descritte, che il profumo sia proprio quella che sono abituata a sentire nelle casse di legno al supermercato, mi inginocchio diventando un tutt'uno con la natura e affondo il coltello nel terreno con la voce della saggia esperienza che alle mie spalle mi consiglia : " mi raccomando togli tutto, ma le radici lasciale, altrimenti non crescono più? " ; " no, quella lasciala lì non è rucola" , " quello prendilo, è papavero, è buono se lo cucini cotto" ....
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1 commento:
O MA TI HO SCOVATA...
ANCHE IO VORREI SAPERE DISTINGUERE LE PAPPINE BUONE DIRETTAMENTE DAL TERRENO...
MA LA MIA NONNA NO MI HA MAI SPIEGATO COME FARE...MI SA CHE NEMMENO LEI LO SAPREBBE FARE ORA...E COSì E' NATO IL MIO ORTICELLO....E SE NON ARRIVA IL SOLE VERO CRESCONO SOLO FOGLIE E NIENTE FRUTTI X PAPPARE!!EHEH
CIAO ISA..
BIBI
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